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Nollywood, nuova mecca del cinema

Giovanni Prattichizzo
Scritto da:
Giovanni Prattichizzo
Pubblicato il 22/12/2014

scrittoritaliani cinema sceneggiatori nollywood africa creatività autori audiovisivoLa Nigeria, il paese africano più popoloso con 170 milioni di abitanti, è diventata la prima economia del “continente nero” e risulta essere il paese con il più alto numero di produzioni audiovisive. È quanto emerge dai dati sull’industria cinematografica presentati dall’Istituto Statistico dell’Unesco (Uis). Secondo questo rapporto l’Italia è all’undicesimo posto, con una media di 131 film all’anno dal 2000 a oggi, quinta in Europa dopo Regno Unito, Francia, Germania e Spagna.

Secondo recenti dati forniti da Indiewire, poi, il mercato dei film nigeriani su smartphone e cellulari è sul punto di generare oltre 7 miliardi di dollari all’anno. Una cifra impressionante resa possibile dagli oltre 127 milioni di abbonati. Oltre il 25% di questi possono spendere almeno 10 dollari al mese per vedere le produzioni Nollywood sui loro tablet e smartphone. Equivale a dire 3 miliardi annui solo in Nigeria. A questi vanno aggiunti gli appassionati degli altri Paesi e i nigeriani della diaspora, altri 100 milioni potenziali di spettatori. E il conto torna.

Il debutto del cinema nigeriano si fa risalire al 1992 con la produzione del film Living in Bondage, storia di occultismo registrata e distribuita solo attraverso Vhs. Un’industria nata dal basso e sviluppatasi grazie alla trasformazione tecnologica e alla diffusione del digitale. I film prodotti a Nollywood, che dovremmo definire “video-film”, raccontano di problemi indentitari e culturali garantendo un enorme successo in patria ma permettendo di raggiungere anche il resto del continente africano le comunità di emigrati sparse per il mondo, alle quali si rivolgono nuovi canali di distribuzione online come iROKOtv.

Di recente, anche Gollywood, in Ghana, si è gettata nella mischia, con stime da parte della Film Producers Association of Ghana (FIPAG) che suggeriscono come ci siano circa 8.000 persone che negli ultimi anni lavorano nell’industria dei film soltanto nella Regione del Nord. Anche Hillywood in Ruanda ha fatto passi da giganti negli anni recenti con film come Grey Matter (2011) e Chora Chora (2012) – due film locali altamente politicizzati – che si appellano al pubblico locale e internazionale. Il Kwetu Film Institute di Kigali, nel frattempo, ha formato più di cento studenti.
Insieme all’aumento di queste industrie cinematografiche africane, esiste anche un’esplosione di registi che girano film con budget straordinariamente bassi, spesso attraverso i loro smartphone e mentre sono sui trasporti locali (sui tro-tro in Ghana, dala dala in Tanzania e matatus in Uganda).

All’inizio di quest’anno, per esempio, il regista sudafricano Errol Schwartz ha scritto, diretto e recitato il protagonista di The Magic Bullet, un thiller girato interamente tramite un iPhone, che ha vinto il primo premio dell’iPhone Film Festival. Mentre Nick Asgill, della Sierra Leone, si è aggiudicato un premio nella categoria Miglior Trailer per il suo film Routes to My Rootz, anche questo girato con il suo iPhone.
Il regista e produttore keniano Kwame Nyong’o è specializzato in filmati animati brevi e tramite iPhone. Nyong’o supporta le proprie realizzazioni cinematografiche attraverso annunci aziendali e mantenendo il suo budget a livelli bassi, affermando che il maggior ostacolo è quello di trovare un distributore. Per questo motivo ha deciso di rendere disponibili i suoi film attraverso un canale commerciale con larghezza d banda ridotta che da anche maggiore libertà di scegliere temi, formati e idee. 

Queste emergenti forme di cinema e opportunità non solo stanno creando nuove modalità di intrattenimento per gli africani, ma contribuiscono anche ad esaminare anche le comunità, raccontando storie che sono importanti per loro. Insieme allo sviluppo dell’industria cinematografica nazionale e alla loro controparte innovativa con un budget minore, questo tentativo è stato anche aiutato dalla prosperità dei festival cinematografici, degli eventi culturali, e dei forum. Per esempio l’Uganda ospita molti festival cinematografici e culturali annuali come il Baymba International Festival delle Arti che si tiene a settembre, e il Manya Human Rights International Film Festival a dicembre, mentre la Tanzania ospita il Mwalimu Nyerere Intellectual Festival ad aprile nell’Università di Dar es Salam. Queste iniziative offrono ai registi e al pubblico la possibilità di vedere quello che sta facendo il resto del mondo, di imparare gli uni dagli altri, e di costruire collaborazioni. Coloro che provengono dallo Zimbabwe possono confrontare i propri appunti con i Siriani, gli Afghani con i Sudafricani.

Vedremo cosa succederà nei prossimi anni ma non si può negare che l’Africa cinematografica potrebbe rappresentare un esempio da seguire anche per l’industria creativa e audiovisiva italiana ed europea nel suo tentativo di arricchirsi di registi attenti e sceneggiatori creativi ed andando costantemente alla ricerca di inedite modalità di intrattenere, informare e sedurre sia il pubblico del continente che quello di tutto il mondo. 

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