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L’analfabetismo musicale e gli italiani

Giovanni Prattichizzo
Scritto da:
Giovanni Prattichizzo
Pubblicato il 13/01/2015

Cosa sarà della formazione musicale nella Scuola Italiana 2.0?


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Nel 1989, Roman Vlad affermava: “Il popolo italiano è tra i più musicali. Musicalmente è però tra i meno alfabetizzati”. L’Italia è un paese che ha sempre prodotto direttori d’orchestra, compositori, cantanti e musicisti considerati eccellenze mondiali. E allora perché è così importante studiare la musica anche a scuola? L’educazione musicale si esaurisce con la pratica musicale?
Sembra sempre più corretto parlare oggi di analfabetismo musicale, paradossalmente nel paese che ha dato i natali ai più grandi ed importanti musicisti e ha sviluppato forme e generi differenti, originale ed affascinanti. Un buio del sapere che riguarda non solo la scarsa conoscenza dei linguaggi ma anche l’assenza di cultura e storia musicale soprattutto tra i più giovani. 
Infatti, l’arte musicale non riceve alcuna trattazione nei nostri istituti scolastici superiori e in nessun corso di laurea d’ambito umanistico, a parte quello in Musicologia e beni musicali. Nell’ambito del progetto “La Buona Scuola” lanciato dal Miur, l’ex Ministro Luigi Berlinguer, attualmente presidente del Comitato nazionale per l’apprendimento pratico della musica, ha lanciato la proposta per il Piano nazionale per la musica a scuola. Il Piano prevede un percorso formativo che sottolinea l’importanza della presenza della musica a partire dalla scuola dell’infanzia, e prevede anche la prosecuzione dell’insegnamento della musica nel biennio delle scuole secondarie superiori.
Come ha scritto Nicola Piovani in un recente articolo pubblicato su MicroMega (6/2014), per comprendere la musica è necessario ascoltarla e non solo eseguirla. L’educazione musicale non dovrebbe riguardare solo lo studio di uno strumento “ma dovrebbe incentrarsi fondamentalmente sull’abitudine all’ascolto: saper ascoltare è il punto di partenza imprescindibile per qualsiasi attività, e in special modo per la musica”. 
La formazione musicale riguarda non solo la pratica ma anche la comprensione musicale attraverso l’ascolto per creare un bagaglio culturale e artistico proprio di ciascun cittadino.
Educare alla musica non significa solo formare nuovi esecutori, compositori, critici e musicologi, ma significa formare pubblico critico, spettatori attenti e partecipanti, in grado di scegliere consapevolmente l’ascolto nella molteplicità di funzioni e generi musicali presenti nella società contemporanea. 
La Storia della Musica e la sua funzione epistemologica devono essere al centro di qualsiasi riforma moderna e contemporanea della scuola che permetta alle giovani generazioni di conoscere il patrimonio musicale e fornisca agli studenti strumenti dell’arte dell’ascolto e dell’espressione emozionale identitaria e culturale di un Paese. 
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