#Scrittoritaliani
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Tutti cantano Sanremo? Alla fine sono solo canzonette!!

Giovanni Prattichizzo
Scritto da:
Giovanni Prattichizzo
Pubblicato il 12/02/2015

Una riflessione semi-sociologica sulle canzoni della prima serata del Festival

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Da bravo impiegato della televisione pubblica Carlo Conti ha realizzato un perfetto compito sanremese, senza sbavature, con ritmo, tranquillità e professionalità. Impeccabili (purtroppo) nel seguire il copione anche Emma Marrone ed Arisa. Non avrebbe “stonato” qualche improvvisazione. Inutile e non classificabile Rocio Muñoz Morales. 
Una liturgia densa di retorica che procede in tono mesto e ossequioso, avvolta come un manto dalla scenografia a tema marino, tra onde azzurre, bianche e blu. 
Immediatamente si materializzano i volti e si levano le note delle canzoni presentate dai 10 big in gara, che non brillano certo, nella maggior parte dei casi, per doti vocali.
Ed è tutto un cuore-amore-dolore. Drammatiche, malinconiche e romantiche storie di abbandoni, passioni, lacrime e tristezze varie, incombono sull’Ariston come questa fredda notte di febbraio. La parola più utilizzata tra i testi di Sanremo 2015 è  "Amore" (o amare, come verbo), presente in 11 canzoni su 20. Il dato è sostenuto dalla presenza della parole amore in tre titoli (nei brani di Nek, Nesli e Il Volo).
In rari casi arriva, come piacevole vento del Nord, qualche piccola ventata d’aria fresca negli arrangiamenti e nella scrittura. Come è il caso del pezzo di Malika Ayane, elegante e fuoriclasse. Il suo brano, dal titolo “Adesso e qui” pennellato sulla sua vocalità da equilibrista, è un regalo per chi ama la musica. “Se lo vuoi rimani, non c’è molto da dire che non sia già detto, si dice che domani sia il posto sia il posto adatto per un buon ricordo”. Il presente come unico luogo dove vivere e amare. Il presente è adesso, da attraversare e conquistare.
 Così come emoziona e avvolge il pezzo rock-melodico di Alex Britti con “Un attimo importante”, che parte in bell’acustico chitarra alla mano, un brano ben confezionato ed eseguito anche se (forse l’emozione) si è avvertita qualche inesattezza di intonazione.
La forza e la potenza di una “Voce” come quella di Lara Fabian emoziona e risveglia dal torpore nel quale eravamo caduti tra Dear Jack (brutta copia di qualsiasi gruppo musicale), Chiara (senza personalità) e Gianluca Grignani (uguale a se stesso, mentre il rock va avanti). 
Non sapendo se mi dovevo arrendere ai lamenti amorosi e alla depressione melanconica, ecco che, ad un certo punto, accade qualcosa di storico e magico al tempo stesso. Con il brano “Io sono una finestra” arrivano Grazia Di Michele e Mauro Coruzzi, al secolo Platinette. Senza trucchi e paillettes canta con Grazia Di Michele un brano dall'arrangiamento jazz, elegante, toccante e raffinato. “Io non so mai chi sono eppure sono io. Anche se oltre il vetro per me non c’è mai un Dio. Ma questo qui è il mio corpo benché cangiante e strano. Di donna dentro un uomo eppure essere… umano”. Si parla di umanità e rispetto oltre il genere e le diversità. “Coscienza iconoclasta volgare e irriverente”. Sembra una benedizione dal cielo nel deserto creativo di questa edizione. 
Nek urla “Fatti avanti amore” e sarà un successo nelle radio, senza infamia e senza lode.
E allora tocca far finta che sia “Felicità” con la reunion storica di Albano e Romina. Momento imbarazzante, esplosione di una nostalgia canaglia, che ci fa di colpo precipitare negli infiniti anni 80. Classici a parte, sembrava di assistere a quei momenti imbarazzanti che tutti i figli di separati conoscono benissimo e che vengono goffamente mascherati con pantomime proto-conciliatorie (Carlo Conti che dice bacio bacio ne è l'equivalente). Forse è il destino del Paese, quello di far finta d'esser felice; del volesome bene, ipocritamente. 
Alla fine del primo carrozzone  quattro dei cinque pezzi migliori che ho ascoltato ieri sera sono a rischio eliminazione. Ed è in questi momenti che mi sorgono i soliti sospetti sull’uso e la validità del televoto, forse sulla necessità di modalità differenti di votare, ma sopratutto permane la consapevolezza (almeno nella prima serata) del trionfo del mainstream, televisivo e musicale, in assenza di rivoluzioni, invettive critiche o denunce sociali. La musica di Sanremo non #cambiaverso (almeno per ora). 
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