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Un voto a persona più un voto per ogni euro

Pubblicato il 12/02/2016

gli autori italiani scelgono così gli organi sociali che li rappresentano?

direttiva europea








Gli autori di fronte alla scelta di una o di più società per il diritto d’autore: Quale prospettive si aprono se i diritti degli autori rimangono affidati a una società che esercita il monopolio?
di Natale Antonio Rossi - copresidente della Federazione Unitaria Italiana Scrittori





1.I chierici della proprietà intellettuale
Gli autori italiani, e più ancora i gestori del diritto d’autore, sono di fronte ad una scelta: la Direttiva Europea n. 216 del 2014 deliberata perché sia liberalizzata la proprietà intellettuale prevede che gli stati membri in cui esiste un monopolio (solo l’Italia) si adeguino entro l’aprile 2016. Abbiamo già detto che i chierici del diritto d’autore, assegnato a un ente esclusivo che si occupi di tutte le espressioni artistiche di oggi e di domani e che gestisca per conto di pochi, in regime di monopolio, la totalità dei diritti degli autori italiani, sono preoccupati per le prospettive che tale Direttiva potrebbe aprire e quali conseguenze potrebbe avere. E si adoperano perché in Italia si faccia di tutto perché nulla cambi. Sono impegnati infatti a elencare meriti palesi e nascosti, benefici primari e secondari, diretti e indiretti per dimostrare che tale gestione della proprietà intellettuale, è il non plus ultra per l’Italia, un esempio per l’Europa e nel mondo. Tuttavia non possono nascondere che si tratta del permanere di coloro che  – organizzazioni di imprese e autori ricchi, dirigenti e funzionari, organizzazioni di categoria compiacenti – con determinazione antidemocratica, hanno conseguito posizioni di privilegio e che non vogliono abbandonare. L’Italia esibisce di fronte all’Europa una situazione di tutela dei diritti d’autore e conseguente raccolta di proventi e loro ripartizione affidata ad un monopolio che è fondato:
- su una società di diritto privato che opera con prerogative e interessi pubblici;
- su un regolamento elettorale basato sul censo degli associati che prevede che la scelta dei componenti degli organi sociali sia accessibile solo a coloro che - autori o  editori, produttori ecc. – abbiamo conseguito, nell’anno precedente alla tornata elettorale, gli incassi più alti;
- su un sistema elettorale così articolato: ogni autore, se associato, ha diritto ad un voto, più un voto per ogni euro incassato nell’anno precedente.
Tale modalità sperequata di elezione degli organi sociali offende lo Stato italiano? O offende i ministeri di riferimento? O offende soltanto gli autori italiani tutti, sia ricchi che poveri? Tale sistema elettorale favorisce qualche artista, ma non è democratico, non è degli Italiani, non è dell’Italia.

2. E’ democrazia? un voto a persona più un voto per euro incassato
La Costituzione italiana è democratica, ma l’arte, la cultura, la produzione delle opere dell’ingegno devono essere misurate sul guadagno, sul denaro incassato nell’anno precedente? Non si dimentichi: la procedura elettorale si fonda su un voto a persona per i poveri, un voto a persona più un voto per ogni euro per i ricchi. Se questa è democrazia è la democrazia proposta dagli autori per gli autori, è sbagliata quella enunciata nella Carta Costituzionale dove l’art. 30 dichiara:    
        “L’ASSOCIAZIONE  SINDACALE  E’ LIBERA” 
Che libertà è quella che distingue gli italiani, che hanno la sventura di essere autori, di valutarli secondo quanto le proprie opere restituiscono in denaro? La storia degli uomini che parla spesso di gloria quando si compiono azioni di coraggio, la storia dell’arte e della cultura che parlano di fama conseguite con le opere dell’ingegno, la storia delle fedi che premia gli uomini di buona volontà con  la vita eterna, non insegnano niente? Se in Italia c’è democrazia, questa non può escludere gli autori dal parteciparne. Se così è, dopo la Direttiva Europea 26/2024 a chi spetta dire all’Unione Europea e al mondo che in Italia gli autori e gli artisti sono obbligati alla gestione dei ricchi? Al Ministro della cultura, alla Commissione Cultura, al Parlamento, alla Presidenza della Repubblica, alle organizzazioni di categoria degli autori, alla FUIS? In realtà c’è anche da chiedersi quale peccato è rimasto addosso a coloro che ieri e oggi combattono per la democrazia?
      E gli autori non ricchi, che sono la gran maggioranza degli autori e degli editori, cessano di essere autori, di essere editori, se non fanno denaro? Quale ente pur monopolistico li può dichiarare morti all’arte e alla cultura?  Forse è stata così conseguita la tanto teoricamente enunciata “morte dell’arte”.  Vi è da chiedersi anche se gli incassi scarsi o nulli sono letali per le opere e per i loro autori? Le opere e gli autori diventano così senza qualità? O tolgono qualità anche all’autore? Non solo, ma perché i ricchi possano gestire meglio la proprietà intellettuale, non è meglio cancellare quelli poveri? Altrimenti potrebbero perfino divenire dei disturbatori.
    E non va bene neppure per gli autori ricchi. Avere fortuna non significa dimenticare quando, proprio loro, non facevano incassi. E perché subiscono queste condizioni,  perché non protestano? La ricchezza li ha fatti divenire affetti da amnesia? perché non si ribellano? perché non si ritirano da un ente cosiffatto?
        La Federazione Unitaria Italiana Scrittori è, indubbiamente, convinta che sia necessario ripristinare la democrazia in tutti i campi in cui si esercitano i diritti di proprietà intellettuale: gli
autori tutti, ricchi e meno ricchi, gli autori di grande, di minor o nullo successo, se democratici si uniscano e con le loro organizzazioni colgano l’occasione offerta dalle disposizioni dell’Unione Europea. Anche in questo settore si è tenuti a dare un contributo per la cultura europea, per un’Europa unita.

 
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