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Niccolò Ammaniti e gli altri. L’evoluzione da scrittori a showrunners

Pubblicato il 13/07/2017

Di Francesca Meale

ammaniti
Se vedere il proprio romanzo diventare un bestseller è già un sogno per ogni scrittore vederne tratto addirittura un film o una serie tv è il raggiungimento della gloria definitiva. Il punto in cui l’autore tocca definitivamente l’olimpo dei grandi della letteratura. Ma uno scrittore di successo può puntare addirittura più in alto e diventare showrunner, ossia dirigere di fatto la serie tv o il film tratto dal suo libro.
È ciò che è accaduto a Niccolò Ammaniti, la cui parabola letteraria durata 20 anni l’ha portato dall’essere uno studente fuoricorso di biologia all’essere un autore sforna-bestseller. Da suoi sei titoli (nello specifico “Io non ho paura”, il racconto “L’ultimo capodanno dell’umanità”, “Come Dio comanda”, “Io e te”, “Branchie” e “Il libro italiano dei morti”) sono stati tratti dei film di successo, e presto lo vedremo addirittura showrunner della serie tv “Il miracolo”, la cui messa in onda è prevista per il 2018 su Sky Atlantic. 
Eppure lo scrittore romano non è che l’ultimo di una lunga serie di scrittori/showrunners sia italiani che stranieri. Sul fronte italiano possiamo già annoverare Camilleri e il suo celeberrimo “Montalbano”, negli USA invece, dove lo showrunning è una realtà ben consolidata, possiamo vantare showrunner della potenza di Nic Pizzolato, scrittore e coautore del cult poliziesco “True Detective”.
Ciò non vuol dire che basti produrre romanzi di successo per essere automaticamente degli ottimi showrunners. Lo showrunner è anzi una figura onnicomprensiva, le cui skills spaziano dalla sceneggiatura (ossia la scrittura coinvolgente della narrazione) fino alla regia vera e propria (ovvero il come i contenuti scritti devono essere rappresentati). Di fatto lo showrunner è un vero e proprio produttore esecutivo, che concentra nelle sue mani il budget per realizzare la serie o film, la scelta degli attori, dei registi e dei tecnici. Visto il nutrito staff di collaboratori è anche importante che uno showrunner sappia interagire, sia dotato di un ottimo spirito di gruppo e accettarne i consigli. Va da sé, quindi, che non è un mestiere adatto al classico scrittore misantropo da scrivania o ad un autore narcisista. Fuori dalla torre d’avorio lo scrittore deve essere sempre più convergente e iperconnesso. 
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