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Se gli scrittori piangono, gli editori non ridono

Giovanni Prattichizzo
Scritto da:
Giovanni Prattichizzo
Pubblicato il 18/10/2017

Il Rapporto AIE sull'editoria italiana 2016


scrittore

Alla Buchmesse, la fiera del libro di Francoforte che si è tenuta nei giorni scorsi, è stato presentato il Rapporto sullo stato dell’editoria italiana del 2016 curato dall’Ufficio Studi dell’Associazione Italiana Editori (AIE). 
Il rapporto di ricerca evidenzia, come elemento straordinariamente positivo, la crescita, rispetto all’anno precedente, del fatturato complessivo delle case editrici. Secondo i dati presentati, le case editrici, che nel 2016 hanno pubblicato almeno un libro, sono 4.877, il 5,8% in più rispetto al 2015. In tutto nel 2016 sono stati pubblicati 66mila titoli su carta, più o meno quanto nel 2015: la narrativa è stabile con uno 0,3% in più, la manualistica è aumentata del 3,9% mentre per la prima volta da anni sono in calo i libri per bambini e ragazzi, con meno 4,5%. 
Che bella notizia, pensiamo!! Finalmente gli italiani leggono di più e gli scrittori guadagneranno  tanto dalla crescita del fatturato delle case editrici. In effetti, dovrebbe essere un circolo virtuoso che si muove tutto a favore della cultura e del miglioramento delle condizioni sociali, economiche e culturali dello scrittore, primo anello della filiera editoriale. 
In effetti, lo scorso anno l’editoria italiana ha fatturato un totale di 2,561 miliardi di euro, l’1,2% in più del 2015. Eppure, se come un degno protagonista dei gialli di Simenon andiamo con lente d’ingrandimento a circoscrivere la scena del delitto culturale scopriamo che tale crescita non è però legata a un aumento nelle vendite ma a quello del costo dei libri: i prezzi medi di copertina sono infatti saliti del 2,8% portando il prezzo a circa 19 euro. Ancor più sorprendente è che ad aumentare maggiormente il prezzo non sono stati i grandi editori ma gli indipendenti, come ci confermano i dati Nielsen. 
Pertanto, i lettori sono sempre meno: le persone con più di sei anni che hanno detto di aver letto almeno un libro non scolastico nel 2016 sono diminuite del 3,1% rispetto al 2015. Secondo il rapporto, il 37% dei lettori legge sia ebook che carta, mentre l’1% legge solo ebook; aggiunge anche che secondo altri istituti di ricerca il 3% dei lettori sceglie prevalentemente ebook.
Ancor più grave è che gli scrittori non guadagnano nulla dalla crescita del fatturato delle case editrici ma sono sempre più poveri. Un problema strutturale e culturale che rende la vita e la condizione economica e sociale dello scrittore un terno al lotto. Sterile è rimanere fermi nelle discussioni e nei dibattiti sulla crisi dei libri e sul loro futuro, sui fatturati delle case editrici, proficuo può essere riavvicinare il mestiere ad una protezione di generale matrice istituzionale e collettiva unendo lo stimolo alla lettura, peraltro molto forte nel nostro Paese, contrariamente ai dati diffusi, al riconoscimento della professione di scrittore. 

 
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