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"Tremila giorni insieme". Gabriele Ottaviani nella sede della FUIS.

Pubblicato il 09/01/2018

Di Francesca Meale

Il cinema, Malerba e gli sceneggiatori-scrittori. Gabriele Ottaviani alla FUIS con “Tremila giorni insieme”.copertina libro
La sala conferenze della FUIS, che domina dall’alto il cantiere archeologico di piazza Augusto Imperatore, è stata per tutto il mese di novembre la vetrina dei libri e degli scrittori. Il 22 è toccato anche a Gabriele Ottaviani, che fra le verdi pareti di quella sala ha promosso il suo “Tremila giorni insieme”. Un’opera che, come il suo giovane autore, si è mossa fra romanzo e sceneggiatura. Del resto dallo sceneggiatore esordiente Gabriele Ottaviani, vincitore del premio Malerba del 2016, non potevamo aspettarci altro che una scrittura “cinematografica”.
Questo ci porta alla seconda “guest star” di questa presentazione: il premio Malerba. Che è presente alla FUIS nelle persone di Anna Malerba (vedova del compianto Luigi Malerba, pioniera del premio e moderatrice dell’incontro) e degli ex vincitori del premio alla sceneggiatura, Carlo Longo e Roberto Moliterni. Questi ultimi sono qui alla FUIS come “pupilli” di Anna Malerba e come recensori dell’opera del loro ex “compagno di premio” Ottaviani. Al tavolo della giuria c’è però anche un “pezzo” dell’Università di Tor Vergata: il prof. Lazzaro Rino Caputo, a cui lo scrittore Ottaviani è accademicamente legato in quanto ricercatore al dipartimento di Italianistica.
Ad aprire l’incontro è però il presidente della FUIS, Natale Antonio Rossi. Come sempre il “prof” è un fiume in piena: annuncia premi (come la Giornata della Poesia Italiana che ha promosso lui stesso a Washington) e bandi. Pare infatti che una pioggia di finanziamenti sia in arrivo direttamente dal MiBACT per i registi e la realizzazione di film e cortometraggi.
E qui si tocca un argomento assai spinoso per Anna Malerba: quello dei fondi alla cultura. La signora Malerba, mente creatrice dell’omonimo premio e “mecenatessa” dei giovani autori, è infatti alla disperata ricerca di finanziamenti. Perfino quando il prof. Caputo mette a disposizione di Anna Malerba i laboratori cinematografici di Tor Vergata lei è inamovibile: “Non cerco strutture, cerco fondi”. Appello tuttavia fatto col sorriso, con la luce negli occhi. Una luce battagliera che neanche la morte dell’amato marito Luigi ha mai spento.
Luigi Malerba e i tanti grandi nomi della letteratura del ‘900 vivono anche nella memoria del prof. Caputo, che li ha incontrati di persona, vissuti.
La loro sfida letteraria viene tutt’oggi raccolta da nuove leve come il qui presente Gabriele Ottaviani, qui con “Tremila giorni insieme”.
L’opera di Ottaviani, finalmente al centro dell’evento, viene vagliata dal prof. Caputo e dagli sceneggiatori Longo e Moliterni. Questi ultimi, poco più “anziani” di Ottaviani, vantano già brillanti carriere nell’audiovisivo. Sono quindi da prendere in parola quando affermano che lo scrittore “rispetta sapientemente i tempi della sceneggiatura” (ossia incontro, ripresa e finale n.d.A).
Carlo Longo fa notare quanto basti “asciugare” un po’ il testo per farne una perfetta sceneggiatura teatrale, la base di un radiodramma o addirittura lo script di un potenziale film. Il ritmo narrativo infatti c’è, è cinematografico, ed è al servizio degli intrecci sentimentali dei personaggi. I dialoghi sono incalzanti, i botta e risposta concitati e brillanti come i migliori servizi di tennis.
Ma il miracolo di “Tremila giorni insieme” è un altro: quello di una leggerezza che schiva la superficialità. Ottaviani si addentra anche in temi caldi e attuali, li esplora pure, ma evita la pesantezza del pamphlet e il farsi “avvocato difensore” di un unico punto di vista.
La vivacità con cui l’Ottaviani-scrittore racconta il mondo è la stessa con cui l’Ottaviani-uomo sale sul palco. Dolcevita nero alla Sartre e parlantina trascinante, Gabriele Ottaviani è la sintesi perfetta di intrattenimento e intelligenza. Se il prof. Rossi era un fiume in piena lui è un torrente irrefrenabile di aneddoti di vita, ringraziamenti, ironia. Un mattatore (nell’accezione più bonaria del termine) che ha trasformato gli ultimi minuti della presentazione in uno spassoso cabaret. E gli applausi del pubblico hanno fatto da titoli di coda.
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