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SULL'ARTICOLO "I DIRITTI DELLA POESIA" APPARSO SU LA REPUBBLICA

Pubblicato il 30/06/2018

La lettera aperta del prof. N. A. Rossi in merito all'articolo apparso sul quotidiano la Repubblica il 28.06.2018

fuisGentile Dott. Eugenio Scalfari, gentile Direttore Mario Calabresi,

"La Repubblica" di giovedì 28 giugno 2018, pubblica, alle pagine 30 e 31, una sorta di antologia di brani di poesia, costruita senza nomi. Presentata come un gioco del fondatore del giornale, purtroppo risulta uno “spezzatino” di composizioni poetiche che non rispetta la proprietà intellettuale degli autori né i loro diritti morali. Questi ultimi, a differenza dei diritti patrimoniali, sono inalienabili e non soggetti a limitazione temporale. Il primo riguarda la paternità dell’opera, che in termini  correnti significa rispettare l’autore indicando il nome ogni volta che si pubblica una sua opera. Il secondo diritto morale riguarda l’integrità dell’opera: modifiche al testo, alterazioni, troncamenti o aggiunte sono pregiudizievoli poiché manomettono l'opera e la sua unità. Un terzo diritto morale afferisce all’inedito, cioè il diritto dell’autore di far pubblicare o meno la propria opera. 

Siamo convinti che la volontà del dottor Scalfari fosse altra, probabilmente quella di proporre testi poetici all’attenzione dei  lettori del quotidiano. Anche in tal caso la Federazione Unitaria Italiana Scrittori non può esimersi dal richiedere il rispetto dei diritti morali dello scrittore. Oggi più di ieri: i titolari dei sistemi multimediali ritengono ad esempio di poter inserire nei loro  motori di ricerca qualsiasi opera senza richiedere alcuna autorizzazione all’autore. Per noi rispettare la proprietà intellettuale dell’autore significa far richiedere la preventiva autorizzazione per qualsiasi inserimento o pubblicazione multimediale. 

Non dispiacerebbe, infine, alle migliaia di iscritti della FUIS, per non sentire i gemiti d’oltretomba di dispiacere (per loro opere costrette all’anonimato) di Saffo e di Lorca, di Ungaretti e di Montale, di Quasimodo e di D’Annunzio, che sulle stesse pagine 30 e 31 fossero pubblicati due o tre testi integralmente proposti, corredati dal nome dell’autore (a scelta del dott. Scalfari o anche nostra).

E per non far decadere e onorare il buon invito del fondatore di “La Repubblica” ad una lettura di testi insoliti quali quelli di poesia, che le pagine 30 e 31 di ogni giovedì possano essere dedicate - dal direttore - proprio alla poesia. 

Grazie per l’attenzione.
Natale Antonio Rossi, co-presidente FUIS
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